L'ORIGINE DEL SOGGETTO IN PSICOANALISI

DEL BIG BANG DEL LINGUAGGIO E DEL DISCORSO

ALFREDO EIDELSZTEIN

In questo testo Eidelsztein si allontana da alcune posizioni lacaniane che pensano il soggetto della psicoanalisi come il risultato dell’incontro tra un Reale naturale e la dimensione simbolica. Secondo questa prospettiva esisterebbe una realtà prelinguistica che non può essere mai completamente bonificata dall’azione del linguaggio e che rappresenta lo statuto più proprio del concetto lacaniano di jouissance. Come si può vedere, siamo dunque ancora all’interno del dibattito classico sulla dicotomia tra natura e cultura, mentre Eidelsztein abbandona in modo inequivocabile ogni forma di dualismo, ritenendo invece che il paradigma lacaniano del soggetto non richieda nessuna realtà extralinguistica.

L’Altro, la dimensione significante, sono da sempre presenti e le caratteristiche del soggetto psicoanalitico (affetti, desideri, pulsioni, ecc.) sono determinate interamente dalla dimensione significante. L’interpretazione di Eidelsztein dello strutturalismo di Lacan è radicale: l’ordine significante è la dimensione trascendentale e incondizionata che determina lo statuto del soggetto e i concetti psicoanalitici. Questa posizione pone la psicoanalisi in totale antitesi rispetto a tutti i modelli teorici della psiche che, più o meno direttamente, riconducono il funzionamento del mentale alla realtà biologica di un parlessere e non il contrario.

L’originalità della proposta risiede inoltre nell’impiego della teoria cosmologica del Big Bang come strumento concettuale per affrontare il tema dell’origine del soggetto e del linguaggio. A partire da questo parallelismo Eidelsztein sostiene che, così come la fisica concepisce l’origine della materia e dello spazio-tempo come un inizio assoluto, così la comparsa dell’ordine simbolico deve essere intesa come una “creazione ex-nihilo” che esclude ogni forma di relazione causale tra il ‘prima’ e il ‘dopo’. La dimensione del significante, a partire dalla sua comparsa, segna una discontinuità assoluta rispetto a ciò che c’era prima e si afferma come la condizione a partire dalla quale si danno, per l’umano, la realtà e l’esperienza. La teoria del Big Bang presenta una posizione che potremmo definire di neutralità ontologica rispetto alla dimensione precedente all’inizio: l’antecedente risulta impossibile da conoscere e non ha alcun rapporto con le variabili dell’universo; vi è una sorta di epoché sullo statuto di ciò che precede l’inizio. [dalla presentazione di Nicola Felici e Mauro Milanaccio]

Collana Annodamenti | pag. 96 | 2020 | € 12,50 | ISBN 979-12-80071-00-2 | traduzione di Mauro Milanaccio

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ALFREDO EIDELSZTEIN

psicoanalista

Alfredo Eidelsztein vive a Buenos Aires dove pratica la psicoanalisi da quasi quarant’anni e da circa trenta la trasmette attraverso lezioni, corsi e insegnamenti in istituzioni e università in Argentina, Bolivia, Brasile, Costa Rica, Cile, Spagna, Italia, Messico e Uruguay. Ph. D. presso l’Università di Buenos Aires, è autore di molte pubblicazioni, tra le quali: Modelos, esquemas y grafos en la enseñanza de Lacan; Il grafo del desiderio (tradotto in inglese, italiano e portoghese); Las estructuras clinicas a partir de Lacan (2 volumi), La topología en la clínica psicoanalítica e Otro Lacan. È fondatore e direttore di APOLa, Apertura Para Otro Lacan.

Alfredo Eidelsztein online
Zoom meeting a cura di

Mauro Milanaccio

Trento - Buenos Aires

sabato 8 giugno 2020

Mauro Milanaccio intervista lo psicoanalista argentino Alfredo Eidelsztein sul suo saggio “L’Origine del soggetto in psicoanalisi – Del Big Bang del linguaggio e del discorso” (Paginaotto, 2020)

IL RITORNO A FREUD DI LACAN

CONTINUITÀ O DISCONTINUITÀ?
Zoom meeting a cura di

Mauro Milanaccio

Trento

sabato 2 maggio 2020

Tra gli psicoanalisti lacaniani è prevalente l’idea che Lacan con il suo “ritorno a Freud” abbia ricondotto la psicoanalisi nell’alveo tracciato dal suo fondatore. Conseguenza di quest’idea è una teoria freudolacaniana che non può pensare il nuovo, non può pensare la discontinuità tra questi due autori. È giunto il momento di interrogare questa posizione e aprirci al pensiero, e dunque alla possibilità, che invece molti concetti dei due siano tra loro incommensurabili, al punto da considerare l’ipotesi che costituiscano due paradigmi in gran parte incompatibili.

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T: +39 329 711 7991 | info@paginaotto.org

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In questo testo Eidelsztein si allontana da alcune posizioni lacaniane che pensano il soggetto della psicoanalisi come il risultato dell’incontro tra un Reale naturale e la dimensione simbolica. Secondo questa prospettiva esisterebbe una realtà prelinguistica che non può essere mai completamente bonificata dall’azione del linguaggio e che rappresenta lo statuto più proprio del concetto lacaniano di jouissance. Come si può vedere, siamo dunque ancora all’interno del dibattito classico sulla dicotomia tra natura e cultura, mentre Eidelsztein abbandona in modo inequivocabile ogni forma di dualismo, ritenendo invece che il paradigma lacaniano del soggetto non richieda nessuna realtà extralinguistica.

L’Altro, la dimensione significante, sono da sempre presenti e le caratteristiche del soggetto psicoanalitico (affetti, desideri, pulsioni, ecc.) sono determinate interamente dalla dimensione significante. L’interpretazione di Eidelsztein dello strutturalismo di Lacan è radicale: l’ordine significante è la dimensione trascendentale e incondizionata che determina lo statuto del soggetto e i concetti psicoanalitici. Questa posizione pone la psicoanalisi in totale antitesi rispetto a tutti i modelli teorici della psiche che, più o meno direttamente, riconducono il funzionamento del mentale alla realtà biologica di un parlessere e non il contrario.

L’originalità della proposta risiede inoltre nell’impiego della teoria cosmologica del Big Bang come strumento concettuale per affrontare il tema dell’origine del soggetto e del linguaggio. A partire da questo parallelismo Eidelsztein sostiene che, così come la fisica concepisce l’origine della materia e dello spazio-tempo come un inizio assoluto, così la comparsa dell’ordine simbolico deve essere intesa come una “creazione ex-nihilo” che esclude ogni forma di relazione causale tra il ‘prima’ e il ‘dopo’. La dimensione del significante, a partire dalla sua comparsa, segna una discontinuità assoluta rispetto a ciò che c’era prima e si afferma come la condizione a partire dalla quale si danno, per l’umano, la realtà e l’esperienza. La teoria del Big Bang presenta una posizione che potremmo definire di neutralità ontologica rispetto alla dimensione precedente all’inizio: l’antecedente risulta impossibile da conoscere e non ha alcun rapporto con le variabili dell’universo; vi è una sorta di epoché sullo statuto di ciò che precede l’inizio. [dalla presentazione di Nicola Felici e Mauro Milanaccio]

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